Mille e non più mille. Era la frase di chi attendeva la fine del mondo, o almeno di chi ci credeva.
Per me mille e non più mille sono i pensieri, molto più di mille, che mi assillano.
Inutilmente.
Parassitamente.
E al contempo.
Nessun pensiero.
Il vuoto dentro di me.
Il vuoto fuori di me.
Leggere di altri, sentire di altri, ascoltare gli altri.
E sentirli non solo vuoti.
Ma sterili.
Infecondi.
Incapaci di far nascere in se qualsiasi cosa.
Neppure una pianta infestante spunterebbe da quella povertà.
Povertà coltivata coccolata, ostentata.
E fatta passare come scelta.
Si ma obbligata.
Come quei poveri invidiosi di centimetri, in altezza, che , senza neanche troppo scherzare, dicono che nella botte piccola c'è il vino buono.
Il più delle volte l'unico aspetto positivo di queste piccole botti è che di sicuro ci si trova poca aceto, altro che vino.
Volpi incapaci di raggiungere un solo acino e che, quindi, parlano male di tutto il vigneto, del vignaiolo, del contadino che possiede la vigna, della cantina sociale finanche dell'ubriacone che si beve il vino.....
L'invidia è una brutta bestia, specie se spinta dal bisogno, umanissimo, di lasciare un segno del proprio passaggio su quest'orbe che percorre lo spazio. Bisogno sempre più impellente visto che non sono capaci di lasciare "una corrispondenza di amorosi sensi" nei loro discesi. Così preoccupati di lasciare le quattro mura in cui stanno, premurosi di lasciare ambizioni e vanità.
Tanto da dimenticarsi di lasciare Amore e Rispetto per se e per gli Altri.
Mille e Mille miserie ci aspettano, non più solo la fine del mondo, ma la fine dell'umanità dell'umiltà del contegno di essere figli di un Dio, chiunque esso sia, che riponeva infinite speranze
in quella scintilla di "deità" che in noi ha messo, ma che, molti, hanno svenduto per cinque minuti di gloria alla sagra della patata lessa.

0 commenti:
Posta un commento